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(MAHMUD TURKIA/AFP/Getty Images)

Nuova strage di migranti, oltre duecento morti in tre differenti naufraghi, continuano le accuse alle Ong: “Propaganda sulla morte”

Sono oltre duecento i migranti che negli ultimi giorni sono morti annegati al largo della Libia negli ultimi giorni mentre tentavano di attraversare il Mar Mediterraneo verso l’Europa. Lo conferma l’UNHCR, l’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, dicendosi scioccata e rattristata per l’accaduto.

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Le stragi di migranti in partenza dalla Libia

Da quanto si apprende, una barca di legno che trasportava circa cento rifugiati e migranti si è capovolta al largo delle coste libiche martedì, solo cinque sono sopravvissuti. Furono salvati dalla guardia costiera libica e sbarcarono a Mayia, alla periferia della capitale Tripoli. Lo stesso giorno, un gommone con circa 130 persone a bordo affondò in una località diversa al largo della costa libica. Sessanta sopravvissuti furono salvati dai pescatori locali.

L’altro ieri, la guardia costiera libica ha condotto un’operazione di salvataggio al largo di Garabulli, 64 chilometri a est di Tripoli. I rifugiati e i migranti salvati sono stati sbarcati a Tajoura. I sopravvissuti hanno riferito che oltre 50 persone che viaggiavano con loro erano morte. Di fronte a questi numeri, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, lancia l’allarme. Ha spiegato qualche giorno fa: “Queste tragiche morti ricordano che guerre e povertà continuano a spingere le persone a intraprendere viaggi disperati che costano loro i loro risparmi di una vita, la loro dignità e in definitiva la loro vita”.

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Le nuove accuse alle navi Ong

In questa situazione per Francesca Totolo, blogger molto attiva su Facebook e collaboratrice del ‘Primato Nazionale’, ci sono responsabilità precise delle navi Ong che stazionano nel Mediterraneo. “La Guardia Costiera Libica continua a salvare la vita dei migranti imbarcati sui ‘barconi della morte’ dai trafficanti, consapevoli della presenza delle Ong a poche miglia dalla costa”, accusa.

“Ricordo che i migranti non tornano ‘nell’inferno libico’ ma vengono assistiti da IOM Libya e UNHCR LIBYA”, insiste e prosegue: “Ricordo anche che le stragi di migranti sono sempre stato uno strumento per fare aumentare il business per i trafficanti, e uno strumento di propaganda per le Ong, soprattutto quando le morti riguardano i bambini”.