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Elena Madama, investita e trascinata. Oggi la rinascita. 
La ex consigliera comunale di Pavia, nelle fila del Pd, parla del difficile percorso vissuto dal giorno in cui venne investita e trascinata da un auto guidata Radion Suvac, 27enne moldavo.

Elena Madama, quattro anni fa il terribile incidente in cui venne investita e trascinata

Era il 12 novembre di quattro anni fa, quando Radion Suvac, ventisettenne moldavo, e il suo complice, la investirono a bordo di un auto rubata.
La ex consigliera comunale di Pavia, nelle fila del Pd, Elena Madama, aveva ventisei anni allora e da quel momento, grazie all’aiuto di coloro che le sono stati più vicini e che le vogliono bene, per lei è cominciato un percorso che si è concluso con una vera e propria rinascita.
“La vita fin dalla nascita mi ha posto di fronte a difficoltà fisiche”, ha spiegato la ex consigliera, oggi trentenne, “sono cresciuta imparando a superarle per essere come gli altri. Allo stesso modo sto affrontando questa situazione con volontà, energia e determinazione. Gli altri mi considerano una persona molto forte e io di sicuro non mi sento debole e indifesa, anche se i miei lati sensibili li ho come tutti”.
Quel terribile giorno di quattro anni fa Elena, dopo essere stata investita, fu trascinata per quasi un chilometro sotto le ruote di quell’auto. Per il giovane che si trovava alla guida del veicolo, Radion Suvac, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quindici anni.
“La giustizia ha fatto il suo corso e in termini strettamente legali si può dire che sia stata fatta”, ha ammesso Elena Madama. “Certo è che nessuno mai mi restituirà questi tre anni e mezzo nei quali ho cercato di recuperare la mia autonomia e tutto il tempo che ancora ci vorrà per avvicinarmi sempre più ad essere come ero e come vivevo prima dell’incidente”, ha concluso.
E a proposito di Suvac, Madama ha affermato: “Un forte rammarico per il mancato pentimento. Uno può sbagliare, sbagliare gravemente, ma riconoscerlo è un primo passo. Lui non l’ha fatto. Un delinquente può avere momenti di follia criminale, questo naturalmente non lo giustifica. Eppure, io che volevo fare l’avvocato, immagino che siano cose che possono accadere. Poi però credo sia giusto assumersi le proprie responsabilità”.

Elena Madama, il difficile percorso da quel giorno fino alla rinascita

E ripensando ai duri giorni trascorsi da quel momento ad oggi: “Ero totalmente disorientata, non ero in grado di decidere per me stessa. I giorni peggiori sono stati quelli in cui era necessario prendere delle decisioni e io non ero in grado: ho superato una montagna. È stato fondamentale. Soprattutto quello della famiglia, perché mi ha rimessa al mondo fisicamente. Gli amici poi non mi hanno mai lasciata sola. Hanno sempre cercato di sdrammatizzare ogni mia crisi, anche quando non ero in grado neppure di soffiarmi il naso. Ero disperata e ho detto a mio padre: “Papà mi sento un vegetale”. La sua risposta è stata: “Allora vado a chiedere un annaffiatoio per innaffiarti i piedi”.

Infine Madama pensando a colui che le è stato più vicino in questo percorso e che per lei ormai è indispensabile, il suo fidanzato, ha dichiarato: “Io vedevo la vita che mi si stava chiudendo completamente e lui era l’unica ancora per ritornare ad afferrarla. Per non parlare di quando mi ha accompagnata fuori dall’ospedale con i permessi domenicali, su una sedia a rotelle perché non ero in grado di muovermi ed esteticamente ero messa abbastanza male. Ma a lui questo non importava anzi con orgoglio mi portava in giro in centro, in pasticceria, contento di me e di noi”. E le passioni di Elena oggi sono tante: “Mi piace dedicarmi alla cucina e soprattutto ai dolci, e anche a un po’ di shopping. Ma la mia più grande passione rimane la politica”. E ancora oggi le sedute di fisioterapia cui deve sottoporsi sono numerose: “È il mio lavoro. Se voglio ottenere dei risultati mi devo impegnare. Mi sottopongo settimanalmente a un mix tra fisioterapia, palestra riabilitativa, idrochinesi, e sport adattato, in media cinque volte alla settimana”.
BC