CONDIVIDI

Catalogna, studenti Erasmus morti: il tribunale accoglie l'appello e riapre il caso

Nuovo capitolo dell’indagine sulla tragedie dell’incidente stradale che è costato la vita agli studenti Erasmus italiani in Catalogna. Dopo mesi, infatti, il Tribunale iberico ha accolto l’appello dei genitori e riaperto il caso.

Lo scorso settembre il Tribunale di Ampolla aveva archiviato per la seconda volta l’indagine penale ai danni dell’autista del pullman schiantatosi il 20 marzo 2016. Nel tragico incidente sono morte molte persone, tra cui 7 studenti Erasmus italiani, ma il giudice che presiedeva l’udienza ha ritenuto che non ci fossero i presupposti per incriminare penalmente l’autista del pullman, archiviando il caso. La decisione non è piaciuta ai genitori dei ragazzi italiani scomparsi quel giorno che si sono uniti in un’azione legale congiunta per chiedere alla giustizia spagnola che venisse riaperto il caso. Ottenuto questo obiettivo, toccherà loro trovare materiale ulteriore per convincere il giudice del Tribunale d’Appello di Tarragona che ci siano sufficienti prove per condannare l’autista del pullman sotto il profilo penale.

Catalogna, studenti Erasmus morti: l’annuncio del padre di Elena

Ad annunciare la riapertura del caso e dell’indagine ai danni dell’autista del pullman è stato il padre di Elena Maestrini, studentessa di Gavorrano che perse la vita quel giorno. Nel post Gabriele Maestrini pubblica una foto della figlia sotto la quale scrive: “Elena, una delle 13 ragazze uccise in Spagna durante una visita culturale organizzata dall’ESN Barcellona, durante un progetto Erasmus.  815 giorni di angoscia e disperazione, 815 giorni di attesa di capire perché, chi è stato? quali sono le responsabilità? chi ha causato questa immane tragedia? In questi 815 giorni DUE tentativi di archiviazione per una inchiesta che dovrebbe inoltre aiutare ad evidenziare e con intelligenza correggere le criticità che hanno provocato questi omicidi”.

Il dolore di quest’uomo per la perdita della sua unica figlia trasuda da ogni parola scritta in quel post. La sua, come quella degli altri genitori, è una ricerca di giustizia ma anche una ricerca della verità su quanto accaduto quel giorno ed è per questo che a conclusione del post si rivolge ai politici: “Chiedo a tutti Voi, ai Ns. Politici di ieri, oggi è domani, di non dimenticare quanto è successo e ricercare in tutte le sedi Istituzionali la verità è provare a migliorare le normative di sicurezza nel nome di loro”.