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domenico diele
(screenshot Youtube)

Omicidio stradale: l’attore Domenico Diele condannato a 7 anni e 8 mesi per aver investito e ucciso una donna, era sotto effetto di droghe.

Arriva la condanna per l’attore Domenico Diele, sotto accusa per avere investito e ucciso una donna mentre era alla guida sotto effetto di sostanze stupefacenti. Oggi è arrivata la sentenza che ha visto il protagonista di molti film e serie di successo condannato a sette anni e otto mesi di reclusione.

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Il processo contro Domenico Diele

La decisione è stata presa dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Salerno, Piero Indinnimeo, al termine del rito abbreviato. L’investimento della donna era avvenuto nel tratto salernitano dell’autostrada A2 del Mediterraneo, il 24 giugno 2017, alle prime ore del mattino. La sfortunata vittima si chiamava Ilaria Dilillo. Il caso aveva avuto una vasta risonanza mediatica, anche perché Domenico Diele era impegnato per delle riprese del film Una vita spericolata diretto dal regista Marco Ponti.

L’attore era in quel momento dunque sulla cresta dell’onda. Per la televisione aveva recitato in Non uccidere, In Treatment, 1993. Al cinema, invece, lo avevamo visto in ACAB, Mia madre, Io e lei. Per Domenico Diele, la pubblica accusa aveva chiesto otto anni. Al momento dell’investimento, l’attore era sotto l’effetto di droghe, in particolare oppiacei e cannabinoidi, come poi appurato, mentre la 48enne rimasta vittima del sinistro stava tornando a casa in sella a un motorino.

Il carcere e i domiciliari per Domenico Diele

Successivamente, è anche emerso che Domenico Diele non avrebbe dovuto essere alla guida di quell’auto: infatti aveva la patente sospesa, sempre a causa della sua dipendenza. L’attore trascorse dodici giorni in carcere, quindi fu messo ai domiciliari con braccialetto elettronico.

A dicembre 2017, dopo sei mesi di domiciliari, sono scaduti i termini di custodia cautelare per Domenico Diele e il gup del Tribunale di Salerno, Piero Indinnimeo, non ha accolto la richiesta del pm Elena Cosentino che aveva chiesto l’obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria.

A cura di Gabriele Mastroleo