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Pensioni 2018: quota 41 e quota 100, come cambia la Fornero. Abolire la legge Fornero rappresenta una delle promesse fatte dal governo di Lega e Movimento 5 Stelle. Il passaggio al nuovo regime sarà ovviamente graduale ed è stato già annunciato come verrà strutturato. Le pensioni cambieranno e ci sarà l’introduzione della quota 41, della quota 100 e la riproposizione dell’opzione donna.

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Quota 100, come funziona

La novità più importante è ovviamente la quota 100 che permette di andare in pensione se la somma dell’età del lavoratore e degli anni di contributi versati è pari a 100. Il calcolo della quota si ottiene sommando all’età dell’interessato gli anni di contributi versati. Nel caso in cui il risultato della somma non corrisponde a una cifra esatta, per calcolare la quota i mesi devono essere trasformati in decimi. La quota 100 prevede infatti la possibilità di andare in pensione se la somma tra età pensionabile e gli anni di contributi versasti restituisce il risultato di 100.

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La quota 41 e l’opzione donna

Un’altra novità riguarda la cosiddetta “quota 41”. Si tratta della possibilità di andare in pensione se il lavoratore ha versato 41 anni di contributi. In pratica offre la “via d’uscita” di andare in pensione a prescindere dall’età del lavoratore, l’importante è che abbia provveduto a versare 41 anni di contributi. Attualmente la possibilità di andare in pensione con un certo numero di anni di contributi è prevista limitatamente ad alcune categorie di lavoratori: 1) a 19 anni di età avevano già maturato 12 mesi di contributi;
2) coloro che risultano iscritti alla previdenza obbligatoria prima del 1996; 3) ai disoccupati e che da tre mesi non percepiscano il trattamento di disoccupazione; 4) come caregiver assistano da un minimo di 6 mesi un familiare convivente entro il 2°grado con un handicap grave; 5) siano invalidi dal 74%, o che abbiano svolto lavori usuranti o gravosi. Infine sarà inserita la cosiddetta “opzione donna” che anticipa i tempi della pensione delle lavoratrici. Le donne possono uscire anticipatamente dal mondo del lavoro in cambio del ricalcolo contributivo della pensione. L’obiettivo è consentire alle lavoratrici di andare in pensione con un certo anticipo: con 35 anni di contributi e con 57 anni e 7 mesi o 58 anni e 7 mesi di età (da adeguare in futuro all’aspettativa di vita).