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Tragedia di Chieti, la piccola Ludovica caduta dal viadotto senza nemmeno urlare
(Websource/Archivio)

Continuano le indagini sulla tragedia di Chieti, gli inquirenti cercano di capire come mai la piccola Ludovica non abbia urlato durante la caduta dal viadotto.

Il dramma vissuto domenica dalla famiglia Filippone continua ad occupare le prime pagine di cronaca. Al momento si è compreso che Fausto Filippone stava passando un periodo difficile dovuto alla scomparsa della madre, ma nelle ultime ore si sta delineando l’ipotesi di una crisi coniugale dovuta probabilmente ad un tradimento: prima di gettarsi, infatti, l’uomo ha dichiarato agli agenti: “Mia moglie mi deve perdonare, ma anche lei ha da farsi perdonare alcune cose”, ma anche che la sua vita era tranquilla e serena fino a 15 mesi fa quando tutto è cambiato. Inoltre nel corso della perquisizione della scena del crimine gli agenti hanno trovato un foglietto in cui Fausto aveva scritto dei nomi  che in questo momento è sotto analisi degli investigatori che cercano di scoprire a chi si riferisse l’uomo. Il biglietto in questione ha convinto gli investigatori a cercare ulteriori dettagli nei computer personali della coppia, dove potrebbero esserci ulteriori indizi sul momento di crisi che questi stavano passando. Da capire anche perché l’uomo abbia deciso di prendersela anche con la piccola Ludovica, decidendo di gettarla dal viadotto invece di lasciarla a casa degli zii.

Tragedia di Chieti: la piccola Ludovica era in stato di shock o era drogata?

Un altro nodo da sciogliere è quello legato all’omicidio della piccola Ludovica. L’uomo dopo aver tratto in inganno la moglie ed averla (con ogni probabilità) spinta dal balcone dell’appartamento, ha preso la figlia da casa degli zii e l’ha portata sul viadotto. I testimoni presenti sul luogo hanno dichiarato di non aver sentito nemmeno un urlo da parte della bambina ed alcuni hanno anche aggiunto di averla vista camminare mano nella mano con il padre come se non stesse accadendo nulla di strano.

La prima ipotesi a riguardo è che la bambina fosse stata drogata dal padre con un sonnifero o con un medicinale che non le permettesse di reagire, ma secondo lo psichiatra che ha funto da mediatore sul viadotto, Alessio D’Alfonso, è possibile che la piccola fosse in un forte stato di shock e che per questo motivo non ha reagito a quanto le stava capitando. Intervistato dal ‘Messaggero‘, infatti, questo ha dichiarato: “La bambina era come stordita, in totale stato di shock, con una condizione emozionale di tipo inibitorio. Non ha urlato, non ha fatto nulla”. Solo l’autopsia potrà mostrare se lo stato inibitorio in cui si trovava la piccola era dovuto alla paura o ad una droga somministrata precedentemente dal padre.