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morto Milos Forman
(ROB BOREN/AFP/Getty Images)

E’ morto Milos Forman, il regista di ‘Qualcuno volò sul nido del cuculo” e “Amadeus”. Aveva 86 anni.

Il regista nato a Cáslav, in quella che allora si chiamava Cecoslovacchia, viveva negli Stati Uniti. Milos Forman con i suoi film ha influenzato generazioni di spettatori e amanti del cinema, così come decine di registi che ne hanno seguito le orme. Vincitore di premi Oscar nel 2011 aveva annunciato al mondo di essere affetto da una malattia degenerativa alla retina dell’occhio destro che non gli ha più permesso di lavorare fino all’epilogo di queste ore.

Milos Forman, i suoi capolavori: Qualcuno volò sul nido del cuculo e Amadeus

Candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 1965 con “Gli amori di una bionda”, si trasferì da Praga agli Stati Uniti dopo la Primavera di Praga e conobbe quasi subito il grandissimo successo con un capolavoro assoluto: “Qualcuno volò sul nido del cuculo”. Il film interpretato da un magistrale Jack Nicholson vinse ben 5 Oscar e divenne un simbolo imperituro della lotta per la libertà e delle condizioni in cui si viveva nei manicomi. Poi arrivò un altro grande successo con il film biografico su Mozart intitolato “Amadeus”. L’opera riuscì a restituire allo spettatore tutte le sfumature della vita del grande compositore e in particolare rimarrà indelebile nella memoria di tutti la frustrazione e l’invidia di Antonio Salieri ottimamente interpretato da F. Murray Abraham. Il film vinse ben 8 oscar tra cui miglior film e miglior regia. Tra i due film aveva anche realizzato il musica pacifista Hair dimostrando una poliedricità artistica unica.

Milos Forman, gli ultimi film e l’abbandono delle scene

Dopo quei successi straordinari e acquisito lo status di grande maestro del cinema mondiale Forman non si fermò. Tra le sue opere più importanti degli anni successivi ricordiamo “Larry Flynt – Oltre lo scandalo”, “Man on the Moon e “L’ultimo inquisitore”. Realizzato nel 2006 rimarrà questo il suo ultimo film. La malattia all’occhio si rivelò troppo debilitante e lo portò ad un triste abbandono delle scene.

A cura di Francesco Baglio