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(Pixabay)

Il Vero Significato di Pasqua 2018: qual è l’etimologia del nome, la sua derivazione dalla tradizione ebraica, l’agnello simbolo del sacrificio pasquale.

Mancano pochissimi giorni alla Pasqua 2018, il giorno in cui si celebra la Resurrezione di Cristo e che quest’anno cade il primo aprile. Il 25 marzo, Domenica delle Palme, siamo entrati nella Settimana Santa. Da oggi, invece, prendono il via i Riti religiosi più intensi per i cattolici, che ogni anno – dal Giovedì Santo fino alla Domenica di Pasqua – ripercorrono la Passione, Morte e Resurrezione di Gesù Cristo. Come abbiamo potuto vedere in queste settimane, questi riti variano di Regione in Regione e di località in località, anche se forte e centrale è l’importanza che viene data al Venerdì Santo e alle processioni in cui viene ricordato il martirio di Cristo.

Riti della Settimana Santa: per saperne di più leggi –>

Etimologia del nome Pasqua: il vero significato del termine

Come noto, il giorno di Pasqua varia di anno in anno e nel 2019 cadrà il 21 aprile. Nei giorni scorsi, vi abbiamo spiegato come calcolare il giorno di Pasqua di anno in anno. Cerchiamo ora di ricostruire l’etimologia del termine ‘Pasqua’. La parola Pasqua viene dall’ebraico Pesach, che significa “passare oltre”, e celebra la liberazione degli ebrei dalla schiavitù degli egiziani, grazie a Mosè che con l’aiuto di Dio portò il suo popolo oltre il Mar Rosso. In sostanza, grazie alla liberazione del popolo di Israele, ha inizio la nuova vita verso la Terra promessa. Il termine, dunque, sta a significare “transito, passaggio”. Per i cristiani, quel passaggio è la Resurrezione di Cristo, quindi un transito dalla morte alla nuova vita. Inoltre, nell’etimologia del nome è compreso il significato di “sofferenza” o “sacrificio”, per gli Ebrei quello che ha dovuto sopportare il popolo schiavo degli egiziani, che ha infine dovuto sacrificare un agnello, e col sangue segnare gli stipiti e l’architrave della porta. Dio, sceso sull’Egitto per uccidere il primogenito di ogni famiglia, riconobbe quel segno e passò oltre. Nella Pasqua cristiana, resta dunque l’etimologia del nome, ma il senso è diverso. Cristo, agnello di Dio, prende su di sé la colpa dell’uomo, sconfiggendo la morte e donando la speranza della vita eterna. Per il popolo ebraico, la Pasqua nasce ben prima del sacrificio offerto a Dio per risparmiare la vita dei propri primogeniti ed è inizialmente una festa primaverile legata alla vita dei pastori. Soltanto successivamente diviene un rito commemorativo della liberazione dalla schiavitù d’Egitto. L’elemento comune è dunque l’agnello sacrificale, o agnello pasquale, che nella Pasqua cristiana si identifica – come si evince soprattutto nel Vangelo di Giovanni – con Gesù e il suo immolarsi sulla croce. Quel sacrificio, fatto per la salvezza dell’uomo dal peccato, viene ricordato non solo una volta all’anno nel giorno di Pasqua, ma ogni domenica, durante la celebrazione eucaristica che ripercorre il rito della frazione del pane. La Resurrezione, dunque, avviene il giorno dopo il sabato, che per questo viene ridenominato Dies domini, ovvero domenica, e per i cristiani corrisponde al primo giorno della settimana. La Pasqua terrena, con la riproposizione del mistero pasquale, dunque, prepara i cristiani alla Pasqua dell’al di là, ovvero al banchetto celeste verso il quale ogni cristiano aspira e che viene descritto nell’Apocalisse di San Giovanni Evangelista.

A cura di Gabriele Mastroleo