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Luigi Di Maio vota (TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

Camera dei deputati e Senato: oggi inizia ufficialmente la nuova legislatura con l’elezione dei presidenti dei due rami del Parlamento, ma mancano i numeri e non si sa chi sarà eletto.

Mentre le forze politiche si interrogano riguardo i numeri per formare un governo, dopo le elezioni politiche 2018 che hanno provocato un vero e proprio terremoto, oggi iniziano le operazioni di voto che dovrebbero portare all’elezione dei presidenti di Camera e Senato. Si tratta del primo passo istituzionale del nuovo Parlamento, anche se al momento non è chiara la strategia dei partiti. Le Camere si riuniscono oggi per la prima volta e sono presiedute da Roberto Giachetti del Pd, vicepresidente uscente più giovane a Montecitorio, e dal senatore più anziano, Giorgio Napolitano, a Palazzo Madama. La seduta di Palazzo Madama è stata dichiarata aperta dal presidente emerito della Repubblica alle 10.30. Queste le prime parole di Napolitano: “Per aprire, nell’attuale scenario, nuove prospettive al Paese sono insieme essenziali il rispetto della volontà popolare e il rispetto delle prerogative del Presidente della Repubblica, al quale rivolgo a nome di voi tutti l’espressione calorosa della nostra stima e fiducia”.

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La composizione di Senato e Camera e i numeri

Le parole di Giorgio Napolitano sono state salutate dall’applauso dell’Aula, anche se al momento non vi è accordo tra le forze politiche e al primo voto tutti si esprimeranno con la scheda bianca. A Palazzo Madama, però, dovrebbe spuntarla alla terza votazione Paolo Romani, capogruppo uscente di Forza Italia e nome voluto da Silvio Berlusconi. Infatti, basterebbe l’astensione del Pd alla terza votazione perché il centrodestra riesca a eleggere il proprio candidato. L’outsider sarebbe Danilo Toninelli del Movimento 5 Stelle, ma per essere eletto gli servirebbero i voti del Pd, ipotesi quantomai remota al momento. Cerchiamo di capire le regole: il plenum dell’Aula è fissato a 320, compresi i sei senatori a vita, quindi la maggioranza assoluta è fissata a 160 voti. La maggioranza assoluta viene conteggiata nei primi due scrutini, quelli odierni. Domani, al terzo scrutinio, conta la maggioranza assoluta del Senato, ma comprese le schede bianche e nulle. Se i numeri dovessero continuare a non esserci, decisivo sarà il quarto scrutinio: andranno al ballottaggio i due candidati più votati al terzo scrutinio. In caso di parità, verrà eletto presidente il senatore più anziano. Più complicata la situazione alla Camera, dove il plenum è di 630 deputati. Al primo scrutinio, bisogna ottenere la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti (420 voti). Al secondo e terzo scrutinio, la maggioranza è sempre dei due terzi, ma dei voti, comprese anche le schede bianche e nulle. Dal quarto scrutinio in poi serve la maggioranza assoluta dei presenti, comprese schede bianche e nulle. Dunque, se a Palazzo Madama forse un accordo non è necessario, non se ne potrà fare a meno a Montecitorio. Queste le possibili alleanze: centrodestra (265) e M5S (227), totale 492 voti; centrodestra (265) e Pd (112), 387 voti. M5S (227) e Lega (125), 352 voti; M5S (227) Pd (112) e Leu (14), 363 voti.

Elezione presidenti Camera e Senato: chi sarà eletto

La domanda dunque resta questa: chi sarà eletto? Il centrodestra, al termine di un vertice tra Berlusconi, Salvini e la Meloni a Palazzo Grazioli, ha rilasciato una nota congiunta: “Il centrodestra propone ai capigruppi parlamentari un comune percorso istituzionale che consenta alla coalizione vincente (il centrodestra) di esprimere il presidente del Senato e al primo gruppo parlamentare M5S il presidente della Camera. A tal fine anche per concordare i nomi i leader del centrodestra invitano le altre forze politiche ad un incontro congiunto”. Inoltre, i leader del centrodestra “si fanno promotori di un percorso istituzionale nella definizione degli assetti parlamentari che coinvolga tutte le forze politiche. Il centrodestra riconosce in ciascun ramo del Parlamento un vicepresidente a ogni gruppo parlamentare che non esprima il presidente”. Sul nome di Paolo Romani, però, c’è un veto da parte dei Cinque Stelle, per via di una sua condanna non definitiva per un reato minore. Ancora più netta appare la posizione del Partito Democratico, che ieri in serata sembra aver chiuso le porte a qualsiasi tentativo di dialogo: “Il Pd non può partecipare a incontri i cui esiti sono già scritti, se c’è già un accordo sulle presidenze da parte di qualcuno è bene che chi l’ha fatto se ne assuma tutta la responsabilità”. Il centrodestra, in particolare Forza Italia, insiste però col Pd, sottolineando con Brunetta e Romani che “si tratta di una forza importante in questo Parlamento, è stato il secondo partito più votato alle elezioni politiche del 4 marzo, e deve essere coinvolto nell’accordo al quale si sta lavorando in queste ore”. Va detto che se la nota del Pd di ieri sera è netta, dall’altra parte Ettore Rosato, capogruppo alla Camera dei deputati, pur sottolineando che non verrà votato Romani, gli riconosce “serietà” e aggiunge: “Non condividiamo le liste di proscrizione M5S a momenti alternati: vediamo se mantengono la parola sulla non iscrizione di quelli che non hanno effettuato tutti i rimborsi”. Il ruolo decisivo, dunque, dovrà essere giocato dal Movimento 5 Stelle e Luigi Di Maio, poco fa, ha chiarito: “Ho sentito più volte Salvini e Martina in questi giorni, continueremo a parlare e una soluzione la troveremo”. In precedenza era intervenuto sul blog del Movimento 5 Stelle, spiegando: “Negli scrutini di oggi voteremo scheda bianca perché per il bene delle persone che vogliamo candidare alle presidenze non possiamo esporle ai giochi dei partiti finché non sarà chiaro il metodo con cui si vuole procedere. Nei prossimi giorni sapremo se per le altre forze politiche la volontà popolare conta ancora qualcosa oppure no”. Insomma, le carte verranno scoperte nelle prossime ore e non è azzardato aspettarsi delle sorprese sui nomi dei nuovi presidenti della Camera e del Senato.

A cura di Gabriele Mastroleo