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Salvini premier: arriva il sostegno incondizionato di Berlusconi. Ma mancano i numeri per formare il governo. Il nodo delle alleanze difficili con Pd e Movimento 5 Stelle.

salvini premier
(PIERO CRUCIATTI/AFP/Getty Images)

In queste ore, le forze politiche si interrogano riguardo i numeri per formare un governo, dopo le elezioni politiche 2018 che hanno provocato un vero e proprio terremoto. Il principale sconfitto è il Partito Democratico, che ha raccolto appena il 19% dei consensi, e nei giorni scorsi Matteo Renzi ha annunciato le dimissioni, spiegando che però lascerà la carica solo una volta concluse le consultazioni. Presa di posizione che all’interno del suo partito non è piaciuta a molti. Sembrano calare le possibilità di un’alleanza inedita M5S-Pd, che consentirebbe di governare. Uno dei nodi è legato al reddito di cittadinanza, in cima alle intenzioni del Movimento 5 Stelle. Luigi Di Maio si dice pronto al dialogo, non precludendo la strada a nessuna forza politica, ma i numeri non ci sono. Strada in salita anche nel centrodestra, sebbene i bookmaker ritengono che il prossimo premier sarà Matteo Salvini.

Salvini premier: il sostegno di Berlusconi al leader della Lega

Il leader della Lega sin da subito ha rivendicato in maniera chiara il suo punto di vista, spiegando che cercherà di fare il presidente del Consiglio di una coalizione di centrodestra. L’obiettivo di Matteo Salvini è di allargare l’alleanza, per sopperire a quei seggi mancanti per il raggiungimento della maggioranza nei due rami delle Camere. Il segretario del Carroccio può contare sull’alleanza con Forza Italia che risulta ben salda. A tal proposito, Silvio Berlusconi ha voluto ricordare di essere lui “il regista del centrodestra”. L’ex premier – intervistato dal ‘Corriere della Sera’ – ha assicurato: “Sosterremo lealmente il tentativo di Salvini di creare un governo. Sono convinto che riuscirà”. Berlusconi non ha dubbi: “Sono convinto che l’Italia abbia bisogno di un governo al più presto e questo governo non può che essere espressione della coalizione che ha prevalso nelle elezioni. Questa coalizione siamo noi, non i 5 Stelle, nonostante abbiano ottenuto un risultato certamente positivo”. Quindi ha auspicato che “il Pd in fretta ritrovi un’identità e un ruolo: una democrazia ha bisogno di un partito di sinistra moderno e democratico”. Da parte di Berlusconi arriva comunque la difesa, almeno in parte, dell’attuale legge elettorale: “Una forzatura maggioritaria sarebbe contro la logica e contro le stesse indicazioni della Corte costituzionale”.

Salvini premier: i numeri per formare il nuovo governo

Quello che appare chiaro è che per Salvini la strada per la presidenza del Consiglio si fa di giorno in giorno più complicata. Il leader del Carroccio, nei giorni scorsi, ha aperto le porte a una “sinistra che guarda alla Lega”. La prospettiva non è però delle migliori. Il centrodestra avrebbe circa 260 seggi alla Camera e 135 al Senato. Il condizionale è d’obbligo, poiché in base alla Costituzione nel nostro Paese non esiste il vincolo di mandato. A Montecitorio, la maggioranza di deputati è fissata a 316, mentre a Palazzo Madama per contare sulla maggioranza servono 161 senatori. Questo vuol dire che al centrodestra servirebbero una sessantina di seggi alla Camera e una trentina al Senato almeno per avere la maggioranza e garantire il varo del governo. Già in campagna elettorale, Silvio Berlusconi aveva fatto delle aperture verso i candidati del M5S espulsi dal Movimento per il caso ‘Rimborsopoli’ o perché accusati di aver aderito alla massoneria. Si potrebbe contare inoltre su altri eletti nel Movimento 5 Stelle in libera uscita, nonostante il tentativo di Di Maio di blindare i suoi parlamentari. Poi Matteo Salvini potrebbe contare su qualche eletto nei collegi esteri, come gli esponenti di Maie e Usei, formazioni politiche formate da italiani residenti in Sudamerica. Infine, altri “responsabili” potrebbero arrivare proprio dalle file degli eletti del Partito democratico, ma al momento siamo alla fantapolitica.

Salvini premier: le alleanze difficili con Pd e Movimento 5 Stelle

Numeri alla mano, quel centinaio di parlamentari non ci sono: “Non c’è soluzione, purtroppo”, sono costrette ad ammettere fonti interne a Lega e Forza Italia. In base a quanto riporta il portale Affaritaliani.it, le grandi manovre per convincere gli esponenti dem sono già iniziate in casa azzurra, ma con scarsi risultati. La pregiudiziale per gli esponenti Pd sarebbe proprio Salvini premier: “Essendo ottimisti, riusciremmo a convincere una decina di deputati e un cinque senatori a trattare con il Centrodestra”, viene spiegato. I numeri non sarebbero migliori nemmeno con un candidato più “moderato” come Roberto Maroni. In un gioco di veti incrociati, inoltre, Silvio Berlusconi non è disponibile ad accordi col Movimento 5 Stelle. Ci sarebbe infine l’ipotesi di un governo “giallo-blu”, a guida Di Maio con vice proprio Matteo Salvini. In questo caso, almeno per il momento, i veti sono incrociati, sebbene Roberto Maroni abbia affermato in un intervento sul ‘Foglio’: “M5S e Lega hanno vinto le elezioni e devono governare. Populisti? Estremisti? È la democrazia. Che sarà anche ‘il sistema peggiore di sempre’, come diceva Churchill, ma è pur sempre il nostro. Di Maio e Salvini hanno il diritto di governare”. Sin dalla campagna elettorale, però, Luigi Di Maio ha nei suoi interventi snobbato il leader della Lega: “Mai con lui”. E sul fronte opposto fonti interne al Carroccio spiegano che il loro leader “non ha alcuna intenzione di andare a fare il numero due dei grillini quando può giocarsi la partita del leader di Centrodestra, anche e soprattutto in vista del possibile ritorno alle urne in tempi brevi”. In un quadro del genere è sempre più chiaro che chiunque decida di cedere e rivedere le proprie posizioni rischia di pagarne le conseguenze in termini di consenso.

A cura di Gabriele Mastroleo