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Vietato scalare l’Everest: la Cina chiude il tetto del mondo

martedì, 13 giugno 2017


Da oggi sarà vietato scalare l’Everest: la Cina ha deciso di “chiudere” il tetto del mondo. Per chi non lo sapesse si tratta della vetta più alta della Terra: con i suoi 8 848 m di altitudine è il  punto più alto del pianeta; il gigante è situato nella catena dell’Himalaya, al confine fra Cina e Nepal e fa parte delle cosiddette Seven Summits del Pianeta.

L’Everest non si potrà più scalare: ecco perchè

Neanche a dirlo, si tratta del sogno proibito di ogni scalatore o alpinista: chiunque pratichi questi sport ha sognato almeno una volta di tentare questa epica impresa. Da oggi però, non sarà possibile nemmeno sognarla: a mandare in frantumi le speranze degli scalatori di tutto il mondo è stato Adam Adamski, indisciplinato alpinista polacco che senza permesso – perché, a suo dire “non esistono permessi sulle montagne ” – ha scalato l’Everest dal versante Nord, ovvero dal Tibet cinese, e poi è disceso in Nepal dal versante sud, che è quello più conosciuto.

Un gesto che ha scatenato l’indignazione dei locali: i nepalesi hanno fatto sapere che è meglio che non si faccia più vedere da quelle parti e che in ogni caso gli sarà precluso scalare le cime dell’Himalaya per i prossimi dieci anni. Ancora più dura è stata la Cina: tutti i permessi già concessi per la stagione 2017 sono stati infatti sospesi, e non solo quelli per l’Everest, ma anche per il Cho Oyu e lo Shishapangma. Il divieto, naturalmente, è inteso per il meglio: le regole “devono essere riviste e migliorate” ma tra gli addetti ai lavori il comunicato diffuso dal gigante d’Oriente suona come una condanna senza appello.

Everest “chiuso” per il 2017?

Secondo il governo invece la sospensione si protrarrà “solo per il 2017”: lo scopo sarebbe quello di “garantire le migliori condizioni a tutte le altre spedizioni del 2018”. Ad aumentare la tensione il fatto che la zona sia collocata in Tibet, vera ferita aperta per il governo. Il piccolo ex stato, dichiarata l’indipendenza nel 1913, dopo la fine della dinastia Qing, venne riannesso con la forza nel 1951 dai cinesi:  l’anno in cui l’alpinista austriaco Heinrich Harrer, impersonato da Brad Pitt, dice addio ai suoi Sette anni in Tibet.

Nel paese è in atto una sanguinosa protesta: il mese scorso ben 150 monaci si sono autoimmolati per chiedere l’indipendenza dalla Cina, la bravata del polacco rischierebbe di accendere i riflettori su questo stillicidio; meglio chiudere le porte del tetto del mondo, per ora.

di Lorenzo Ceccarelli

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