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Tre mesi in Alaska tra lupi e orsi: Into the Wild diventa realtà –VIDEO

giovedì, 18 maggio 2017

Eliott Schonfeld Into the wild fonte facebook

Eliott Schonfeld Into the wild fonte facebook


Una tra le cose più belle delle imprese
e delle avventure è che possono diventare una fonte inesauribile di ispirazione da cui tutti possono attingere. Una sorta di ‘semina’ che continua a dare frutti anche a distanza di anni, a latitudini anche distanti da dove quell’idea era germogliata.

E’ quello che ha fatto Eliott Schonfeld, ragazzo francese che, folgorato dalla radicale scelta di “Alexander Supertramp” ha camminato per ben 900 km e pagaiato per 1800 ripercorrendo le tracce del giovane che ispirò il film di Sean Penn Into the Wild.

Come non ricordare la grandiosa ( e purtroppo tragica) avventura di Chris McCandless, giovane americano che nel 1992 decise di lasciarsi alle spalle la sua vita fatta di comodità per un’avventura senza eguali. Chris, con lo pseudonimo di Alexander Supertramp, si rifugio nel cuore della natura selvaggia dell’Alaska.

Il giovane morì tragicamente, forse intossicato da alcune bacche contenenti una neurotossina ODAP, che lo avrebbe lentamente paralizzato. All’epoca non si conoscevano gli effetti di questo veleno e neanche la sua presenza in alcune piante ritenute commestibili. Nonostante il drammatico epilogo la sua storia divenne un fantastico libro di Jon Krakauer (Nelle terre estreme) e poi il pluripremiato  film di Sean Penn, di cui sopra.

Into the Wild vive ancora

Oggi Eliott Schonfeld, 24enne parigino ha ripercorso le orme del suo sfortunato eroe, il tutto con un finale a lieto fine: il giovane ha viaggiato per tre mesi, percorrendo 900 chilometri a piedi e 1.800 in canoa, e raccontando la sua avventura su Facebook.

Non sono mancati gli incontri parecchio Wild: grizzly e lupi sono stati ‘compagni’ costanti del suo viaggio, ha mangiato frutta locale, ha pescando nei torrenti ed è sopravvissuto con la scarsa attrezzatura che aveva nel suo zaino: tenda, sacco a pelo, ricambi caldi, bussola, mappe, telefono satellitare, coltello e qualche stoviglia. Il suo viaggio è riassunto in suggestivo video che segue:

Ho trascorso settimane e settimane senza vedere alcun segno di umanità – ha scritto Eliott -. Mi sembrava di scoprire l’origine del mondo, della vita. Poi la fame, il dolore e la fatica mi hanno fatto capire di essere libero. Non ho mai avuto la sensazione di sopravvivere, ma di vivere pienamente. Sul fiume Yukon ha incontrato uno spagnolo che mi ha aiutato a ricaricare le batteria grazie a dei pannelli solari. Poi estrema solitudine tra paradisi di muschi e licheni dell’Alaska” e l’orso grizzly: “È venuto verso di me, fermandosi a poca distanza, il mio cuore batteva forte e il tempo si è fermato ed è uno degli animali più pericolosi e più belli che io abbia mai incontrato”.
Mi piace stare con la gente, si può trovare la felicità in entrambi i mondi”, spiega Eliott cha non ne ha abbastanza: sta già pianificando la prossima avventura; partirà per 4 mesi alla volta dell’Himalaya, 4.000 chilometri ancora alla ricerca di se stesso, ancora da solo. “Alexander Supertramp” vive ancora tra noi.

di Lorenzo Ceccarelli

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