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Dal Canada all’Argentina di corsa: una ‘sgambata’ da 17mila chilometri

mercoledì, 26 aprile 2017

Dal Canada all’Argentina di corsa: una ‘sgambata’ da 17mila chilometri
Avete presente il film Forrest Gump, pellicola del 1994 diretta da Robert Zemeckis e interpretata da Tom Hanks? Il film narra l’intensa vita di Forrest Gump, un uomo dotato di uno sviluppo cognitivo inferiore alla norma, nato negli Stati Uniti d’America a metà degli anni quaranta che, grazie ad una serie di coincidenze favorevoli, è diretto testimone di importanti avvenimenti della storia statunitense.

Tra le scene entrate nell’immaginario collettivo c’è sicuramente quella della corsa: un giorno Forrest si alza ed inizia a correre, arrivando fino alla fine della strada, poi della città, poi dell’Alabama. Corre quindi fino all’Oceano Pacifico e poi indietro fino a quello Atlantico. L’avventura di Forrest suscita l’attenzione mediatica, rendendolo ancora più famoso. La gente lo prende come esempio e guida, anche se lui ammette più volte di non sapere per quale motivo stia correndo. Dopo più di tre anni di corsa, Forrest si ferma ammettendo di essere un po’ stanco e torna a casa.

E’ più o meno quello che ha fatto Jamie Ramsey, il primo uomo a percorrere i 17.000 km che separano il Canada dall’Argentina di corsa, completamente da solo e senza alcun tipo di supporto esterno. Jamie prima di tuffarsi in questa mastodontica impresa era un uomo come tanti altri, con una vita normale e per nulla fuori dagli schemi. Un crescente malessere però gli diceva che la sua strada era un’altra.

Ho trascorso 12 anni della mia vita seduto dietro una scrivania a fissare lo schermo di un computer“, scrive Jamie per spiegare come è iniziato il suo viaggio. “Oggi giorno sognavo il grande mondo che era dall’altra parte della finestra, a venti metri di distanza. Nel mio tempo libero leggevo le avventure di chi aveva deciso davvero di mollare tutto e fare ciò che più amava e mi chiedevo quali sensazioni meravigliose stessero provando e quanto si stesse realizzando come persona”.

Un giorno ha deciso che non poteva più ignorare quel richiamo così forte: “Più sognavo l’avventura, più mi sentivo distante da tutto. Finché un giorno ho realizzato che ero io l’unica persona che mi costringeva ad alzarmi ogni mattina e seguire la solita vecchia routine. Nessun altro mi stava dicendo che dovevo farlo, nessuno mi diceva che non potevo uscire là fuori e fare ciò che volevo. Così ho deciso di trasformare quelle fantasie in un piano concreto”.

Molte persone credono che un’avventura come la mia sia possibile solo con un’enorme organizzazione logistica, ma non è così. Per me l’avventura deve essere solo questo: un’avventura. Se pianifichi tutto nei minimi dettagli, allora stai facendo una vacanza. La mia avventura sarebbe stata incentrata sulle mie passioni: il cibo, la cultura, il viaggio e la corsa. Decisi che avrei corso in solitaria senza alcun supporto per 17.000 km, attraversando 14 paesi e tutto il continente americano, dal Canada all’Argentina”.

E così è iniziata la sua impresa: “Quando pensavo al viaggio avevo solo due riferimenti: il punto di partenza e il punto di arrivo. Avevo gli strumenti giusti con me e un atteggiamento positivo: ero sicuro che avrei superato qualsiasi difficoltà sulla mia strada. Citando Forrest Gump, quando ero stanco dormivo, quando avevo fame mangiavo, quando dovevo fare le mie cose, le facevo”.

Jamie è partito da Vancouver nell’agosto del 2014. Ha attraversato di corsa i seguenti paesi: Canada, Usa, Messico, Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Colombia, Ecuador, Perù, Cile, fino a giungere in Argentina. Il suo viaggio si è concluso a Buenos Aires: in tutto 17 mesi e 17.000 km.

Ho corso nelle foreste pluviali, sulle montagne e nei deserti. Sulla mia strada ho incontrato persone di tutti i tipi, ma tutte incredibilmente gentili e generose. Le unica ostilità che ho incontrato lungo questi 17 mesi di viaggio sono stati i cani che mi inseguivano abbaiando e i procioni che provavano a rubarmi il cibo. Le persone mi hanno dato ospitalità, cibo, motivazione e supporto”.

Ciò che ho imparato da questa spedizione è che siamo noi gli unici a decidere cosa siamo in grado di fare, e che tendiamo a sottovalutarci continuamente. L’aspetto più importante di questa avventura è quanto è in grado di cambiarti come persona. Prima ero una persona che sognava ma pensava fosse impossibile, oggi sono diventato un uomo che mette continuamente alla prova i propri limiti. Quando comprendi che un paio di scarpe da corsa e una mente aperta sono tutto ciò di cui hai bisogno per raggiungere la felicità, allora il mondo diventa casa tua“.

Di Lorenzo Ceccarelli

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