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Vivara, l’isola selvaggia accanto a Procida

martedì, 18 aprile 2017

isola di vivara

Isola di Vivara, Golfo di Napoli (Retaggio, CC BY-SA 3.0, Wikicommons)

Vicino a Procida, alla quale è collegata da un ponte, sorge la piccola isola di Vivara, oasi naturale. Si tratta di un isolotto di origine vulcanica di 0,4 km² di superficie e un perimetro di 3 km di coste, interamente ricoperto dai boschi e dalla vegetazione della macchia mediterranea. Insieme a Procida e Ischia appartiene al gruppo delle Isole Flegree, così chiamate per la loro appartenenza all’area geologica dei Campi Flegrei.

Isola di Vivara

Vivara è situata davanti alla punta sud-occidentale di Procida e guarda all’isola di Ischia e al suo Castello Aragonese, in uno scenario incantevole. L’isola ha una forma allungata, a mezzaluna, e la sua costa orientale disegna un semicerchio che forma il Golfo di Genito. Dalla parte opposta, sulla costa di Procida, sporge il promontorio di Santa Margherita. Il Golfo è in realtà il cratere di un antico vulcano sommerso, di cui l’isola di Vivara forma il margine occidentale. Il punto più a nord dell’isola è Punta Capitiello, rivolta verso Procida, alla quale è collegata da un ponte pedonale lungo 362 metri, dove passa anche la condotta idrica per Ischia. Molto probabilmente, ancora in epoca romana Vivara e Procida erano collegate a nord da una stretta falesia che disegnava il margine settentrionale del cratere del vulcano. Oggi si cono solo due punte, che sporgono da entrambe le isole, collegate dal ponte. L’estremità sud di Vivara è Punta di Mezzogiorno, mentre sulla costa occidentale sporge Punta d’Alaca, rivolta verso Ischia. La costa orientale dell’isola è chiama La Carcara. Il punto più alto di Vivara è a 110 metri sul livello del mare e si trova al centro dell’isola.

Isola di Vivara, ponte di collegamento con Procida (Mentnafunangann, CC BY-SA 4.0, Wikicommons)

Vivara è disabitata. Sul suo territorio son presenti alcuni resti di edifici borbonici del Seicento e gli scavi archeologici di un antico insediamento miceneo gestiti dall’Università Suor Orsola Benincasa.

Sulle origini del nome Vivara ci sono diverse teorie. Secondo la tesi più accreditata, il nome deriverebbe dal latino vivarium, cioè “luogo in cui vivono animali”. Un’altra ipotesi ricollega l’origine del toponimo ad una distorsione del nome del primo proprietario dell’isola, il duca di Bovino Giovanni Guevara, nel XVII secolo.

Nel XIX secolo Vivara è passata in proprietà al Comune di Procida, per poi tornare privata. L’ultimo proprietario, Domenico Scotto La Chianca la lasciò ad una fondazione, l’ente “Albano Francescano”, che l’ha gestita fino a pochi anni fa quando nel 2015 Vivara è tornata agli eredi Scotto La Chianca che hanno impugnato vittoriosamente il testamento.  Dal 2002 Vivara è Riserva naturale statale. Inoltre il suo litorale è compreso nell’Area marina protetta Regno di Nettuno. Un’oasi naturale, che si vuole mantenere il più incontaminata possibile.

Procida, l’isolotto di Vivara e sullo sfondo Ischia (iStock)

Vivara: apertura al pubblico

Le alterne vicende che hanno interessato Vivara negli anni scorsi hanno portato alla chiusura dell’isola al pubblico e al divieto di transito sul ponte che la collega a Procida, salvo eccezionali aperture per brevi periodi. Ora, però, l’isolotto di Vivara è tornato nuovamente visitabile, per la gioia di turisti e procidani. Dall’8 aprile 2017, infatti, Vivara ha riaperto al pubblico e vi si può accedere dal venerdì alla domenica, con due visite guidate al giorno, alle 11.00 e alle 15.00, con l’accompagnamento di una guida naturalistica autorizzata.

L’ingresso è a pagamento: 10 euro per i turisti, 7 euro per i residenti, gratis per i bambini fino a 6 anni, 5 euro ragazzi fino a 18 anni, sconti per gruppi e particolari categorie. La visita va prenotata e pagata entro le 48 ore precedenti. Info sul sito web del Comune di Procida. Sull’isola saranno ammessi gruppi di massimo 30 persone.

VIDEO: isola di Vivara

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