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Vivete per viaggiare? La causa è nella scienza

sabato, 25 marzo 2017

Vivete per viaggiare /fonte youtube

Vivete per viaggiare /fonte youtube

Non fate altro che visitare i siti di offerte di voli a caccia di qualche occasione? Appena tornati a casa da una gita, con ancora le valige da disfare, già state mentalmente pianificando la prossima avventura? Insomma, vivete per i viaggi? Allora sappiate che il vostro bisogno compulsivo di esplorare, vedere e provare è scritto a caratteri cubitali nei vostri geni. Avete capito bene: la vostra ‘irrequietezza’ è riconducibile al cosiddetto “gene del viaggio”: il recettore della dopamina D4 (DRD4 7r).

A sostenerlo, una ricerca pubblicata sulla rivista “Evolution and Human Behaviour“. Secondo questo studio, la differenza tra i novelli ‘Indiana Jones’ e coloro che preferiscono di gran lunga una vita più sedentaria, starebbe nel DNA. Il “gene del viaggio” regolerebbe il livello di curiosità e ci renderebbe più o meno sensibili agli stimoli esterni. Il meccanismo in questione sarebbe strettamente correlato alla dopamina che, a sua volta, svolge un’azione fondamentale nel determinare gli equilibri dell’umore. L’entusiasmo e la trepidazione che queste persone riscontrano nei viaggi, sarebbero quindi meno romantici di quello che si crede.

Si tratta di un gene non così diffuso: statisticamente solo il 20% della popolazione ha alti livelli di DRD4 7r nel proprio corredo genetico. Secondo lo studioso Chaunsheng Chen “è più facile che il gene si trovi in popoli che sono migrati e che hanno percorso notevoli distanze centinaia di anni fa”. Di fatto, la maggior parte di questa tipologia di viaggiatori “incalliti” sono localizzati in zone del mondo in cui, storicamente, gli spostamenti sono sempre stati incoraggiati.

A confermare questa teoria ci sarebbero anche le ricerche condotte da David Dobbs della National Geographic: “il DRD4 risulta in persone che sono più propense a prendere rischi, ad esplorare posti nuovi, a provare nuovi cibi, nuove relazioni, nuove avventure sessuali“. Va da sé che le civiltà quindi con derivazione da popoli nomadi sono più tendenti a questa prerogativa.

di Lorenzo Ceccarelli

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