Dire ‘sì’ in svedese: il suono più buffo che ci sia – VIDEO

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Quando si viaggia è importante conoscere almeno qualche parola della lingua parlata nel luogo che si visita. Al di la del trasversale inglese, -essenziale per muoversi – sapere come si dice nella lingua del posto ‘sì’, ‘no’, ‘grazie’, ‘prego’, ‘buongiorno’, ‘buonasera’, ci permette di entrare più in contatto con quel Paese e la sua cultura. E’ un segno di rispetto. Sapere poi che alcuni gesti con le mani hanno un loro preciso significato, magari opposto al nostro, ci evita altresì di fare brutte figure (ad esempio sapevate che il nostro segno della vittoria nei Paesi anglosassoni è un doppio va a quel paese?!). Per non parlare poi delle differenze fra occidentali e orientali (in Giappone è buona creanza ruttare dopo aver mangiato, leggete tutte le curiose differenze)

Conoscere vuol dire essere viaggiatori e non semplici turisti, perché ci fa capire qualcosa in più della cultura di un luogo, ci entriamo in qualche modo dentro e a contatto. Chi sa come si dice ‘sì’ nel nord della Svezia? A Stoccolma e dintorni ‘sì’ è ‘ja’, ma salendo verso nord si dice in maniera molto diversa e – ammettiamolo – molto buffa.

A Umea, una cittadina nel nord della Svezia, ‘sì’ si dice con una sorta di strana aspirazione. Nel video seguente Oliver Gee per The Local (canale youtube The Local) ha intervistato gli abitanti di Umea mostrando il suono tutto particolare che emettono per dare la risposta affermativa. Provateci anche voi: riuscite a dire sì in svedese del nord?!

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Giornalista, laureata in Scienze della Comunicazione, web content editor e social media manager. Ho da sempre un'innata curiosità per tutto quello che mi circonda: da bambina mi immaginavo detective e indagavo su tutto per scoprire la verità, immaginandomi protagonista di casi polizieschi e di inchieste giornalistiche (e solitamente era peluche orso il colpevole!). Ho fondato il giornalino scolastico quando avevo 9 anni e da allora non ho mai smesso di scrivere. Ho sempre lo zaino in spalla: adoro viaggiare, scoprire nuove culture, nuovi posti e poterli raccontare. Qualsiasi posto infatti racconta una storia che io voglio conoscere. Quando non scrivo al pc o non sono in viaggio, mi trovate sul palco ad improvvisare oppure a fare trekking con il mio cane o nei reparti di pediatria come clowndottore.