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India, l’incredibile tempio dei topi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:29
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INDIA TEMPIO DIVINITA’ TOPI RATTI CURIOSITA’ / ROMA – La maggior parte di noi quando vede un topo scappa via disgustata. In India, il Paese delle 33mila divinità, invece, nessuno scappa, ma al contrario venera quel buffo e ben poco affascinante animaletto. Nella regione del Rajastan c’è un tempio, il Karni Mata, in cui i ratti sono trattati al pari degli dei. Migliaia di topi scorrazzano liberi all’interno di questo antico tempio ed i fedeli li nutrono con polpettine dolci e litri di latte versato in grandi recipienti da cui i topi ordinatamente bevono. Non tutti gli occidentali in visita in questa regione indiana hanno il coraggio di entrare nel tempio: d’altronde i topi all’interno sono tantissimi e corrono in mezzo alle gambe o sopra i piedi (i turisti possono indossare dei calzini, mentre i fedeli locali sono a piedi nudi e nella cripta – vietata agli stranieri – i topi salgano anche sulle braccia e sulle spalle degli uomini). Guai ad uccidere un ratto anche solo per sbaglio: i sacerdoti del tempio prenderebbero questo segno come sventura e chiederebbero all’involontario assassino di pagare in oro l’equivalente del peso della bestiola. E’ invece di buon augurio avvistare un topo albino in mezzo ai migliaia di topi scuri.  Il culto dei topi nasce da una leggenda in cui si narra che un giorno Karni Mata chiese a Yama, Dio della Morte, di riportare in vita un bambino figlio di un cantastorie. Il Dio rispose che non poteva in quanto il bambino si era già reincarnato. Karni Mata si infuriò ed ordinò che ogni cantastorie dopo la morte avrebbe abitato in un topo prima di reincarnarsi.

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Giornalista, laureata in Scienze della Comunicazione, web content editor e social media manager. Ho da sempre un'innata curiosità per tutto quello che mi circonda: da bambina mi immaginavo detective e indagavo su tutto per scoprire la verità, immaginandomi protagonista di casi polizieschi e di inchieste giornalistiche (e solitamente era peluche orso il colpevole!). Ho fondato il giornalino scolastico quando avevo 9 anni e da allora non ho mai smesso di scrivere. Ho sempre lo zaino in spalla: adoro viaggiare, scoprire nuove culture, nuovi posti e poterli raccontare. Qualsiasi posto infatti racconta una storia che io voglio conoscere. Quando non scrivo al pc o non sono in viaggio, mi trovate sul palco ad improvvisare oppure a fare trekking con il mio cane o nei reparti di pediatria come clowndottore.