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Roma: Colosseo e Fori chiusi per assemblea sindacale, turisti lasciati fuori

venerdì, 18 settembre 2015

Colosseo, Roma (Foto di Bert Kaufmann. Licenza CC BY-SA 2.0 via Wikimedia Commons)

Colosseo, Roma (Foto di Bert Kaufmann. Licenza CC BY-SA 2.0 via Wikimedia Commons)

Bufera su Roma. Questa mattina moltissimi turisti sono stati lasciati fuori da importanti e affollati monumenti della Capitale: Colosseo, Foro Romano e Palatino, Terme di Diocleziano, area archeologica di Ostia antica. Il motivo? L’assemblea sindacale dei lavoratori.

Le strutture sono rimaste chiuse dalle 8:30 alle 11:30. Con cartelli esposti ai cancelli per informare della chiusura temporanea. I cartelli, scritti sia in italiano che in inglese, recitavano: Si informano i signori visitatori che l’aera archeologica rimarrà chiusa dalle 8:30 alle 11:30 per assemblea sindacale”. In alcuni inglese, tuttavia, erano state indicate per errore le 11.30 p.m. invece che a.m., gettando ancora di più nello sconforto i turisti.

La chiusura, anche se momentanea, di alcuni dei monumenti principali di Roma, in una stagione dal clima ancora marcatamente estivo, per il caldo eccezionale di questi giorni, e affollatissima di turisti, è finita in primo piano sulle home page di tutte le testate giornalistiche, scatenando accese polemiche. La notizia ha addirittura fatto passare in secondo piano le scaramucce in Senato per la riforma costituzionale.

Alle 11:30 il Colosseo e gli altri monumenti hanno riaperto regolarmente, la delusione tra i turisti è stata tuttavia palpabile e inevitabile, soprattutto per chi aveva programmato una visita a Roma scandita da tempi molto stretti.

L’episodio ha scatenato le ire del Ministro dei Beni Culturali e del Turismo Dario Franceschini, che ha esclamato: “La misura è colma“. Dalla Soprintendenza però hanno minimizzato: “Non si è trattato di chiusure ma di aperture ritardate“, hanno spiegato, precisando che i siti “come previsto alle 11.30 hanno aperto, compreso l’Anfiteatro Flavio”, ovvero il Colosseo.

Franceschini però non ci sta e annuncia che d’accordo con il premier Matteo Renzi proporrà in Consiglio dei Ministri di inserire musei e luoghi della cultura nei servizi pubblici essenziali.

Una misura condivisa anche dal Garante degli scioperi Roberto Alesse, che ha dichiarato: “La chiusura ai visitatori dei principali siti archeologici della Capitale questa mattina, motivata da un’assemblea sindacale (peraltro regolarmente convocata), porta, ancora una volta, alla ribalta l’urgenza di ricomprendere la fruizione dei beni culturali tra i servizi pubblici essenziali“.

Il più furibondo di tutti è stato il presidente del Codacons Carlo Rienzi che ha tuonato: “Quanto avvenuto oggi a Roma è una vergogna che crea un danno enorme all’immagine di Roma e dell’Italia nel mondo: in questi casi dovrebbe intervenire l’esercito per garantire l’apertura di siti e musei“. “I turisti – ha continuato – hanno subito disagi inaccettabili non solo per la chiusura del Colosseo e di altre importanti aree culturali, ma per la carenza di informazioni rese e per gli evidenti errori nella comunicazione. Una figuraccia per Roma agli occhi del mondo, di cui qualcuno dovrà farsi carico”.

Intanto, questa mattina si sono viste scene di turisti confusi e delusi per la momentanea o apertura ritardata dei principali siti archeologici romani. E la notizia è circolata anche sui media internazionali.

Di fronte ai sacrosanti diritti sindacali dei lavoratori, ci si chiede come mai non si possa gestire meglio l’informazione per evitare di lasciare fuori la porta visitatori e turisti.

Nel frattempo, sul caso è intervenuto anche il coordinatore nazionale della Uil Beni Culturali Enzo Feliciani, che ha spiegato: “Le assemblee sindacali non si sono svolte solo a Roma, ma in diverse parti di Italia, a Firenze per esempio hanno ritardato l’apertura tutti i musei di Palazzo Pitti. I problemi sono di livello nazionale”, ha sottolineato. Il sindacalista ha elencato i numerosi problemi che da tempo gravano sul settore: “Il salario accessorio che non viene versato da nove mesi, la riforma del ministero sulla riorganizzazione delle sovrintendenze che ha generato il caos, il personale insufficiente a garantire la funzionalità dei vari istituti e la non chiarezza delle competenze: ci è stato attribuito un organico totalmente insufficiente e stiamo chiedendo assunzione di personale che manca dappertutto”.

Con tutti i disoccupati che ci sono in Italia, moltissimi con preparazione culturale ed umanistica, anche eccellente, che spesso sono costretti a lavorare all’estero, ci si chiede cosa aspetti il governo ad attuare un piano che sia veramente efficace, per l’assunzione di nuovo personale e la valorizzazione di musei e monumenti. Si tratta di un impegno che richiede un cospicuo investimento, è certo, ma viene da chiedersi allora in che cosa si debba investire in Italia, un Paese con un patrimonio culturale così ricco e unico, di cui non si fa altro che ripetere che è il nostro petrolio, la nostra fonte di ricchezza, ma senza passare mai dalle parole ai fatti per valorizzarlo e renderlo produttivo.

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