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Paese che vai usanza che trovi: cosa sapere per sopravvivere all’estero

mercoledì, 12 agosto 2015

Dal web

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“Prima di partire per un lungo viaggio, porta con te la voglia di non tornare più” cantava qualche anno fa Irene Grandi. Il proverbio “Paese che vai, usanza che trovi” non è semplicemente un modo di dire, ma effettivamente un vero e proprio modo di vita per chi è straniero. Ci sono infatti dei comportamenti o delle usanze che per noi sono normali e che invece per chi vive all’estero non sono così. Non dobbiamo pertanto partire dando per scontato che tutto il mondo si adatterà al nostro modo di pensare. E’ questo il bello del partire per scoprire dei posti nuovi.

Paese che vai usanza che trovi: ecco cosa sapere non fare brutta figura!

Una delle cose che noi Italiani temiamo di più è la mancanza del bidet: lo si capisce dal fatto che la parola è una di quelle più gettonate da Google Summer Trends. Ovviamente anche gli altri si lavano, anche se hanno una routine diversa. Invece che lavarsi a pezzi, si fanno una bella doccia e sono pronti per la giornata.

Non provate poi a chiedere qualcosa a scrocco in quel di Londra: se vi fermate per strada a chiedere per esempio una sigaretta, non aspettatevi che accolgano la vostra richiesta con un bel “Certo!”, anzi. Magari ve la daranno anche ma vedrete davanti ai vostri occhi un’espressione di disgusto che (forse) vi farà perdere il vizio.

Un’altra tradizione che per noi Italiani è strana è il fatto che per esempio in alcuni Paesi del Nord Europa non esistano le tende: il concetto di privacy è molto forte qui o semplicemente non importa a nessuno che cosa si stia facendo a casa propria. Questa invece è una cosa da imparare per noi che siamo dei curiosoni: il fatto che non ci siano tende non significa che i popoli del Nord amino che si guardi nelle loro dimore.

Se andate in Giappone, dovete infine sapere che il bagno è una questione collettiva: prima ci si lava con la doccia ci si mette tutti in vasca come rito per rilassarsi. Non trovate strano che la vasca sia un po’ affollata.

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