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Legambiente. Spiagge sporche: ecco cosa si trova in mare

lunedì, 25 maggio 2015

TO GO WITH Environment-US-Asia-ocean-waste-plastic,FEATURE by Guy Newey Doug Woodring, an entrepreneur and conservationist who lives in Hong Kong, displays rubbish on May 07, 2009 on a beach on the south side of Hong Kong which has been left uncleaned.  A group of conservationists and scientists is due to set sail for an obscure corner of the Pacific Ocean in the coming months to explore a vast swirl of waste known as the "Plastic Vortex." The giant gloop -- which some scientists estimate is twice the size of Texas -- has been gradually building over the last 60 years as Asia and the United States tossed their unwanted goods into the ocean.        AFP PHOTO/MIKE CLARKE (Photo credit should read MIKE CLARKE/AFP/Getty Images)

Getty Images

Ad accomunare molte delle spiagge italiane e del Mediterraneo monitorate da Legambiente non è solo il sole e il bel mare, ma soprattutto i rifiuti spiaggiati che si trovano sui litorali. Rifiuti di ogni genere, di tutte le forme e dimensioni:bottiglie e contenitori di plastica, tappi, polistirolo; e poi secchi, stoviglie usa e getta, oggetti derivanti dal comparto della pesca, mozziconi di sigaretta e rifiuti da mancata depurazione come cotton fioc e assorbenti.

Ma anche quest’anno la regina indiscussa dei rifiuti spiaggiati rimane la plastica: l’80% degli oggetti trovati sulle 29 spiagge italiane monitorate è di plastica (contro il 65% dello scorso anno), mentre sui litorali del Mediterraneo la percentuale scende al 52%. È quanto emerge dall’indagine “Beach litter” realizzata e curata da Legambiente, con il contributo di Novamont, che ha monitorato 29 spiagge italiane e 25 spiagge del Mediterraneo nell’ambito della campagna “Spiagge e Fondali puliti – Clean-up the Med 2015” creata in collaborazione con Cial, Novamont, Mareblu e Virosac e che ha visto questo week-end centinaia di volontari impegnati nel ripulire le spiagge dal nord al sud Italia.

 

Escludendo i frammenti e resti di plastica e di polistirolo dalle dimensioni minori di 50 cm che sono i rifiuti più trovati (23,5%), a guidare la top ten dei rifiuti integri rinvenuti da Legambiente sui 29 litorali italiani ci sono le

  • bottiglie di plastica per bevande (10,3%),
  • tappi e coperchi di plastica e metallo (6,9%),
  • nasse, reti, strumenti da pesca e cassette per il pesce (6,5%).
  • I mozziconi di sigaretta conquistano, invece, il quarto posto con il 5,4%, il residuo di circa 60 pacchetti di sigarette.
  • In quinta posizione troviamo i rifiuti da mancata depurazione (4,9%) come cotton fioc, assorbenti, preservativi, blister, deodoranti da wc. Ci sono poi stoviglie usa e getta di plastica (4,8%), materiali da costruzione (4%), flaconi di detergenti (3,8%), bottiglie di vetro (3,3%) e sacchetti di patatine e stecchetti di leccalecca e gelati (1,9%) che chiudono la classifica.

Tra i tanti rifiuti trovati ci sono poi quelli legati alle attività produttive e industriali. Ad esempio nella spiaggia di Eboli presso l’Area protetta dunale di Legambiente, il 25% dei rifiuti trovati è costituito da resti plastici formati in prevalenza da seminiere in polistirolo espanso, provenienti dalle produzioni agricole della zona. A Trieste, invece, in un transetto della spiaggia di Canovella de’ Zoppoli, il 44% dei rifiuti rinvenuti sono reti per mitili, non a caso proprio di fronte alla spiaggia ci sono i filari di allevamenti di cozze.

Dall’indagine di Legambiente è, inoltre, emerso che la più alta densità di rifiuti è della spiaggia turca con 33 rifiuti ogni 100 mq (il doppio rispetto all’Italia), molto vicina l’Algeria, con 28 rifiuti e la Croazia con 21 rifiuti ogni 100 mq. Meglio le spiagge della Tunisia (8 rifiuti ogni 100 mq), della Grecia (4),Portogallo (3) e della Spagna con 2 rifiuti ogni 100 mq.

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