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Tragedia in Afghanistan. Rapiti e uccisi cinque operatori di Save The Children

sabato, 11 aprile 2015

Getty Images

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Spesso si dà per scontato il loro ruolo, ma se non ci fossero gli operatori di Save the Children (come di molte altre organizzazioni umanitarie come Unicef, Emergency…) le situazioni nelle zone di guerra sarebbero, se possibile, ancora peggiori per chi ci vive. Per questo colpisce profondamente il rapimento con la conseguente uccisione di cinque operatori di Save The Children.

La polizia afghana, secondo l’agenzia di stampa Pajhwok, ha trovato nella provincia centrale di Uruzgan i cadaveri di cinque dipendenti dell’organizzazione non governativa (ong) Save The Children che erano stati rapiti 45 giorni fa. Il rapimento era avvenuto allorché il gruppo si era recato nella località di Surkhab per verificare lo stato di un progetto.

Save the Children ha così inviato una lettera per condannare atti di questo genere: “Save The Children è profondamente addolorata per la morte dei cinque colleghi rapiti in Afghanistan. Il nostro pensiero in questo momento va ai loro familiari, amici e colleghi e chiediamo che la loro privacy sia rispettata.

I membri dello staff erano stati rapiti da un gruppo armato cinque settimane fa mentre lavoravano per l’Organizzazione nella provincia centrale di Uruzgan. Questa tragedia sottolinea i notevoli rischi che gli operatori umanitari in Afghanistan devono affrontare quotidianamente. In seguito a quanto accaduto, Save the Children ha sospeso temporaneamente la sua attività nella provincia di Uruzgan.

La sicurezza del proprio personale è una priorità per Save the Children e per questo l’Organizzazione si dota di procedure stringenti per attenuare per quanto possibile i rischi, mettendo il personale in condizione di poter essere soccorso  e protetto, in circostanze spesso imprevedibili.

Save the Children è presente in Afghanistan dal 1976 in 15 delle 34 province del Paese. L’Organizzazione opera sia direttamente che attraverso partner locali con programmi di intervento che raggiungono oltre 700.000 bambini. I programmi comprendono protezione, educazione, salute, sussistenza, nutrizione e risposta alle emergenze umanitarie come alluvioni e terremoti”.

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