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Aviaria: ritorna l’incubo in Europa

mercoledì, 19 novembre 2014

Getty

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L‘aviaria è una malattia infettiva contagiosa che colpisce soprattutto uccelli selvatici e domestici. Il problema è che il virus può trasmettersi anche agli esseri umani. Dopo l’epidemia che nel 2003 ha coinvolto più di 150 milioni di volatili nel sud-est asiatico e che nel 2005 è arrivata anche in Europa e in Italia per un po’ non se ne era più sentito parlare. La grande paura che la malattia potesse passare dagli uccelli agli uomini e causare una pandemia dagli esiti infausti per la nostra specie aveva attanagliato per un certo periodo tutti noi e i mezzi di comunicazione non facevano altro che parlare di questo argomento.

Aviaria: nuovo focolaio

Torna l’allarme aviaria e la Commissione Europea vara misure d’urgenza che introducono severe restrizioni veterinarie in Olanda e nel Regno Unito. Infatti in questi due Paesi sono stati scoperti due focolai di influenza aviaria e le misure sono subito scattate. Le decisioni di Bruxelles mirano a  portare rapidamente la malattia sotto controllo e a prevenire la diffusione dell’influenza aviaria ad alta patogenicità negli Stati membri interessati, riducendo al minimo l’impatto sugli scambi commerciali.

Le misure volte a contrastare la diffusione del virus sono: abbattimento del pollame nell’azienda interessata dalla malattia, introduzione di misure sanitarie aggiuntive (pulizia e disinfezione), divieti di vendere pollame vivo, uova, carne e altri prodotti avicoli agli altri Stati membri e a Paesi terzi, abbattimento dei volatili nelle zone fortemente a rischio.

Le cause di questi nuovi focolai di aviaria sono da ricercare negli uccelli migratori selvatici che non mostrerebbero i segni della malattia fungendo così da portatori “sani”.

L’Esecutivo UE precisa che secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ”il rischio di trasmettere la malattia agli esseri umani è basso, se si seguono tutti i protocolli di igiene europei. Le persone a rischio sono soprattutto le persone a diretto contatto con polli malati, ad esempio allevatori e veterinari. Il rischio può essere minimizzato utilizzando opportuni dispositivi di protezione individuale”.

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