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Il templio sul vulcano in onore degli spiriti vendicativi in Birmania

lunedì, 10 novembre 2014

Monte Popa - Thinkstock

Monte Popa – Thinkstock

Nel cuore del Myanmar centrale, in Birmania uno dei luoghi più belli e mistici del mondo. Templi e giungla si alternano con eleganza e armonia, gli abitanti sono molto cortesi e i turisti si troveranno perfettamente a loro agio in questo luogo soprattutto se vi sono arrivati per calmarsi dalla rabbia e dallo stress.

In questo luogo infatti, a 50 km da Bagan, si trova il monastero del Monte Popa meta di pellegrinaggio per calmare le ire personali e degli Spiriti. Fondato da un eremita all’inizio del ‘900 questo monastero è arroccato in cima ad un vulcano a 15000 metri di altezza. Come una sorta di Monte Olimpo moderno per arrivarci è necessario fare 777 gradini, ma una volta giunti, potrete sentire tutto il potere e la forza spirituale dei 37 Nat ossia spiriti degli eroi che hanno vissuto combattendo e sono morti in situazioni tragiche e per questo sono irascibili e vendicativi.

Questo culto corre parallelo alla religione ufficiale, ossia il Buddismo, ma questi spiriti sono “più umani” come il Nat chiamato “Signora dai fianchi d’oro” morta per un attacco di cuore a causa dell’abbandono di un amante. Questi spiriti sono identificabili grazie al loro costume, all’arma che portano o alla loro posa in cui vengono solitamente ritratti e, per via della loro morte cruenta, spesso sono vendicativi e così per evitare pericolose ritorsioni, in ogni città vi sono piccoli templi votivi con offerte in denaro o cibo per placare le ire dei Nat.Ogni città in Myanmar ha una sua “Signora dei Nat” ossia una donna che ha il potere di comunicare con gli spiriti e che, alla festa annuale delle città birmane, mette in contatto parenti o amici lontani con i viventi che lo richiedono.Tornando al Monte Popa si dice che qui, superati i 777 gradini, ci sia la sede di tutti e 37 Nat e ogni anno moltissimi pellegrini salgono queste scale per offrire doni e offerte, rigorosamente non vestiti di nero, colore ritenuto offensivo.

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