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Ebola, tutto quello che c’è da sapere: verità e bugie sul virus killer

sabato, 18 ottobre 2014

Getty Images

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Il virus Ebola fa sempre più paura. L’escalation di casi (dai 300 di aprile ai più di 8000 di ottobre), il numero di morti (oltre 4000), i casi in Occidente di contagiati (l’infermiera in Spagna e le due infermiere negli Stati Uniti a Dallas) e gli allarmi lanciati da più parti, sia dalla Commissione Europea, sia da Emergency (Strada ha dichiarato che ‘se il virus non verrà fermato in Africa, arriverà in occidente in business class’) stanno scatenando il panico. Il rischio di una catastrofe umanitaria – la quale in parte sta già avvenendo in Africa – non si può del tutto escludere, ma è quasi impossibile che ciò avvenga in Occidente ed in Europa. Ossia è probabile che arrivino anche nel nostro Paese dei casi isolati (come successo in Spagna e Stati Uniti), ma è altamente improbabile che avvenga un contagio pandemico. Le capacità sanitarie sono infatti di così alto livello, che seppur colpevoli in alcuni casi di un mancato rispetto della procedura – ossia in Spagna e a Dallas  e che ci auguriamo non sia un errore fatale-  sono attrezzate per isolare il paziente e contenere perfettamente la diffusione del virus.

Nel nostro Paese inoltre non ci sono voli diretti dalle zone colpite dall’Africa, il che ci mette ulteriormente al riparo da contagi diretti. Per arrivare in Italia il virus deve passare per qualche altro aeroporto europeo e ci si augura che venga quindi diagnosticato prima.

Ma vediamo tutto quello che c’è da sapere sul virus Ebola.

Che cos’è l’Ebola e come si trasmette?
L’Ebola è un virus zoonotico della famiglia Filoviridae, scoperto per la prima volta nel 1976 nella Repubblica democratica del Congo e prende il nome da un fiume presente nella zona.  I pipistrelli, i toporagni ed altre specie ne sono portatori sani –  soprattutto i pipistrelli sono definiti riserve virali –  mentre questo virus è ad alta mortalità per l’uomo. Il contagio uomo-animale avviene molto probabilmente dalla macellazione e dal mangiare questi animali. Il contagio uomo-uomo avviene invece tramite scambio di fluidi corporei (feci, urine, saliva, vomito, sangue, sperma, liquidi vaginali).

Quali sono i sintomi dell’Ebola?
In una prima fase l’Ebola si presenta come una forte influenza: febbre alta (sopra i 38.6 gradi), cefalea, dolori muscolari, vertigini, vomito, debolezza, nausea. Successivamente nel giro di alcuni giorni (da 2 a 21 giorni) compaiono emorragie in tutto il corpo in quanto il virus distrugge le piastrine ed altera i meccanismi di coagulazione del sangue. In altre parole ogni organo del nostro organismo inizia a perdere sangue: i sintomi più evidenti sono epistassi (sangue dal naso), emorragie congiuntivali, sangue nel vomito e nelle feci, comparsa di macchie scure sulla pelle. In breve tempo (dai 7 a 14 giorni dall’insorgenza dei sintomi) gli organi quindi collassano e la morte sopraggiunge per shock ipovolemico e per sindrome da disfunzione multiorgano. La mortalità si attesta tra il 50 e il 90% de casi.

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C’è una prevenzione dell’Ebola e quali sono le cure?
Per quanto sia allo studio al momento non è disponibile un vaccino, ci sarà solo nel 2016. L’unico modo per evitare il contagio è assumere una maggiore attenzione nelle norme igieniche. Ricordando che la diffusione del virus avviene soltanto attraverso liquidi corporei bisogna evitare contatti con persone potenzialmente infette (baci, scambio di bicchieri, piatti o qualsiasi altra cosa sia entrata in contatto con la saliva, rapporti sessuali, toccare vomito, feci o urine, sudore, etc). Fuori da un organismo il virus resiste molto poco tempo, ma è buona norma disinfettare abiti se si è stati in posti potenzialmente a rischio. Ufficialmente la terapia in uso è quella delle trasfusioni di sangue, ma c’è un farmaco denominato Zmapp, non ancora del tutto sperimentato, prodotto da un’azienda farmaceutica californiana che ha avuto ottimi effetti su due cittadini americani colpiti dal virus in Liberia.

L’Ebola può scatenare una pandemia mondiale?
L’estrema aggressività di questo virus è la sua forza, ma anche il suo punto debole. Essendo talmente rapida la sua escalation mortale e non diffondendosi per via aerea – come altri virus – non c’è il tempo per una sua diffusione su scala globale. Inoltre va ricordato che non si trasmette nel periodo di incubazione, rendendo così ancora più ulteriormente difficile una sua pandemia.

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L’Ebola può arrivare in Italia?
La probabilità più accreditata è che qualche nostro connazionale che operi nelle zone dell’Africa colpite dal virus si contagi e venga poi rimpatriato nel nostro Paese. Se il protocollo di sicurezza viene applicato alla lettera non ci sono possibilità di ulteriori contagi. Se qualcosa sfugge –  come in Spagna o negli Stati Uniti – il contagio si può ovviamente allargare, ma vista la rapidità del virus stesso e le norme sanitarie italiane è impossibile una pandemia nel nostro Paese. L’Italia inoltre – come tutti i Paesi che fanno riferimento all’OMS – hanno avviato le procedure già ad inizio 2014, ovvero quando i primi casi furono registrati in Africa.

Gli immigrati che sbarcano sulle nostre coste possono contagiarci?
Anche in questo caso è la velocità d’azione e l’aggressività del virus stesso ad impedire la diffusione. Gli immigrati che sbarcano nel nostro Paese affrontano viaggi molto lunghi, molto più lunghi del periodo di azione del virus e se sono in piena sintomatologia – e quindi contagiosi – non avrebbero forza per poter affrontare un viaggio del genere. Inoltre gli immigrati che giungono a noi provengono per la stragrande maggioranza da altre zone dell’Africa.

L’Ebola può essere un’arma per il bioterrorismo?
Data l’alta mortalità, la mancanza di vaccini e terapie adeguate,l’ebola è ascritto come un agente di rischio biologico di livello 4 e come agente bioterroristico di categoria A. Nonostante ciò è anche un’arma scarsamente comoda da usare per un bioterrorista, proprio per la sua rapidità d’azione, la sua violenza e per il suo contagio attraverso contatto con liquidi corporei. Per un bioterrorista il cui scopo è provocare numerose vittime in poco tempo, in maniera capillare e poco visibile e controllabile risultano di gran lunga migliori tutti i virus o batteri a contagio aereo o solubili in sostanze (negli acquedotti per esempio).

E’ pericoloso viaggiare in questo momento?
Ovviamente non bisogna recarsi nei paesi in cui i focali di Ebola sono presenti (l’Italia non ha voli diretti per i tre Paesi del contagio) e tenere bene a mente ed applicare alla lettera le regole delle più basilari norme igieniche. Gli aeroporti statunitensi ed europei sono attrezzati per trattare immediatamente un sospetto caso di Ebola.

 

 

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