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Ecco i borghi più belli d’Italia

lunedì, 16 settembre 2013

QUALI SONO BORGHI ITALIA GITE FUORI PORTA / Roma – Quando si parla di Borghi d’Italia, chiedendosi quale siano i migliori da visitare, si corre fortemente il rischio di tenere fuori dai parametri di valutazione alcuni elementi che potrebbero far virare la scelta da un luogo all’altro, oltre ad essere tremendamente complicato.

Anche per questo nel 2001, per iniziativa dall’Anci, è nato il club I borghi più belli d’Italia.

A farne parte sono quei borghi che presentano, qualità del patrimonio edilizio, che siano vivibili in termini di servizi al cittadino e armonia del tessuto urbano.

Le comunità che sono impegnate nella valorizzazione del proprio territorio hanno invece dato vita all’associazione Borghi Autentici d’Italia.

Come suggerimento si potrebbe puntare anche a Bandiere Arancioni del Touring Club.

Si tratta di un marchio di qualità conferito alle piccole località dell’entroterra che si distinguono sotto vari aspetti.

Volendo tuttavia redigere una top list di alcuni Borghi italiani davvero meritevoli eccone una lista di 10 che vanno dal Nord, al Sud, passando per le isole:

UMBRIA:

Vallo di Nera e Norcia.  Città molto piccole ubicate nella splendida Valnerina, terra dalle antiche tradizioni. Mentre Norcia è nota per la tradizionale gastronomia e la propensione turistica; Vallo di Nero è un piccolo comune la cui struttura di viuzze medievali è racchiusa da mura perfettamente conservate.

MARCHE

Cingoli è denominata il “Balcone delle Marche”. Da una vasta terrazza, sulle mura castellane di origine medievale, è infatti possibile godere la vista di gran parte del territorio marchigiano, con la cornice naturale, all’orizzonte, del mar Adriatico e del monte Conero. Spesso soggetta a sismi di bassa intensità.

PUGLIA

Cisternino Suggestiva nel borgo è l´osmosi tra spazi interni ed esterni, tra case, vicoli e cortili, frutto di soluzioni architettoniche dettate da ragioni pratiche, da un senso della comunanza e del vicinato.

Si tratta di un classico esempio di “architettura spontanea”, dove non ci sono architetti che seguono un piano prestabilito ma rapporti umani da tessere, tra le case imbiancate a calce e i vicoli stretti, tra i cortili ciechi e le scalette esterne, tra gli archi e i balconi fioriti: spazi dove ci si può “affacciare”, dove si crea aggregazione; spazi condivisi, insieme pubblici e privati.

 

TOSCANA:

Pitigliano dove tipico è lo “sfratto”, un dolce natalizio a forma di lungo bastone, che col suo impasto di miele e noci tradisce l’antica origine ebraica. L’impronta degli israeliti nella cucina locale è evidente  anche in altri piatti che costituiscono il Presidio Slow Food “La cucina dei Goym nelle città del tufo”.

LAZIO:

Boville Ernica. Il nome deriva dall’antica cittadina volsca, o osco-sannitica, e poi romana, di Bovillae, così chiamata perché vi si praticava il culto del dio Bove (Bovis Villae = città del bove). L’aggettivo Ernica è stato aggiunto con il cambio di nome del 1907 per distinguere il Comune da un omonimo e per rilevare l’appartenenza al territorio abitato dagli Ernici, antica popolazione laziale

LIGURIA:

Apricale. Borgo protetto dalle Alpi Marittime, il borgo sorge infatti in felice posizione tra i boschi di ulivi dell’estremo lembo della Liguria al confine con la Francia, godendo di un ottimo clima. Apricale è unica. Disposta scenograficamente intorno alla piazzetta, ha un´anima a scale, con i vecchi edifici in pietra che si sviluppano in altezza su più piani: capita così che l´ingresso sia posto al piano alto e si debba scendere le scale per accedere alle stanze. Apricale significa poesie fatte in strada, atelier di artisti, rifugio di viaggiatori che hanno trovato il locus amenus in cui dare ascolto ai folletti o alla civetta nel bosco.

 

TRENTINO ALTO ADIGE:

Vipiteno: La presenza di un ospizio in tempi antichissimi potrebbe collegarsi al mitico Sterzl o Starz, un pellegrino storpio, mendicante e vagabondo (Landstörzer) che è stato eternato nello stemma della città.  Non dimenticate di portare a casa, al ritorno, latte, burro e yogurt prodotti dalla celebre Latteria sociale di Vipiteno.

BASILICATA:

Acerenza. Gli Osci, che furono tra le prime tribù lucane, occuparono le parti più elevate della Basilicata, tra cui il luogo al quale diedero il nome di “Akere”, in seguito “Acherutia”. Il poeta latino Orazio la menziona come “Acherontia”, riportando il nome alla sua vera origine e al suo vero significato di “luogo alto”

 

SICILIA

CEFALU'Cefalù. La cattedrale è l´asse su cui ancora ruota l´intera città storica, inserita in un contesto ambientale di grande fascino, tra il vasto orizzonte marino e il tozzo monte cui è addossata. E´ all´interno di uno scenario così incantevole che va cercato il “prodotto” di Cefalù. L´attenzione va posta anche sulla cerimonia quotidiana della pesca in mare aperto.

Le tipologie di pesca più diffuse sono quella “a sciabica” (per il novellame di sarde) e “a tre maglie” (per il pesce azzurro).

SARDEGNA

Castelsardo. Ad ogni dominazione il borgo ha cambiato nome. Fondato nel 1102 dalla famiglia ligure dei Doria col nome di Castel Genovese, fu chiamato Castell´Aragonese nel 1448 dagli Spagnoli che, dopo averlo conquistato, gli concessero il privilegio di diventare “città regia”. Fu infine ribattezzato Castelsardo nel 1769 dai governanti sabaudi.

Tra i monumenti più importanti spicca la Cattedrale di S. Antonio Abate, patrono della città, visibile dal mare anche da diverse miglia, grazie al suo campanile in maioliche colorate.

 

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