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Razzismo contro gli italiani: in Svizzera un rifugio vieta loro l’ingresso

martedì, 24 luglio 2012

Episodio di razzismo ai danni di studenti italiani in Svizzera \ Roma – Volevano qualche bibita e dei panini ma si sono sentiti rispondere che il loro denaro lì non era gradito “perché italiani”. E’ successo a dei ragazzi liguri in gita in Svizzera nella zona del Cantone dei Grigioni: durante una passeggiata per visitare le Alpi del Bernina si sono fermati presso il Berghaus Restaurant Fourcla Surlej, un rifugio il cui staff si è autodefinito “razzista”.

I ragazzi sono stati respinti e gli è stato persino proibito di usare i servizi igienici poichè avrebbero sporcato: una situazione tanto incresciosa da far intervenire il docente accompagnatore che,dopo essere stato respinto a sua volta, si è rivolto alle autorità locali che hanno spiegato come il rifugio sia privato e quindi non tenuto a dare accesso ai visitatori.

Un comportamento che nel XXI secolo sembra quasi uno scherzo di cattivo gusto ma che è invece amaramente vero. Tanto vero anzi da spingere il professore che accompagnava i ragazzi a scrivere al Presidente della Repubblica Napolitano, al Presidente della Confederazione Svizzera a Berna Eveline Widmer-Schlumpf, all’Ambasciatore Italiano a Berna Carla Zappetti, all’ambasciatore svizzero in Italia Bernardino Regazzoni , al Ministro dell’Istruzione Italiano Francesco Profumo, al sottosegretario all’Istruzione Elena Ugolini, al Presidente della Regione Liguria Claudio Burlando e al Presidente del Cantone dei Grigioni Barbara Janom Steiner: una ragguardevole lista di destinatari per un  fatto increscioso.

Rileggiamo allora la missiva tratta dal Secolo XIX, giornale a cui il professore ha scelto di rivolgersi per diffondere tale assurda vicenda.

 

Egregio Signor Presidente,

sono un insegnante che, assieme a molti altri colleghi della Liguria. ha accompagnato oltre

200 studenti delle scuole medie superiori in un soggiorno di una settimana a St. Moritz, nel Cantone dei Grigioni, nel

territorio della Confederazione Svizzera. Gli studenti, di età compresa tra 14 e 18 anni, provenivano da molte località

della Liguria, tra cui Ventimiglia, Bordighera, Loano, Ceriale, Albenga, Finale Ligure, Genova, Pieve Ligure, Santa

Margherita Ligure, Rapallo, Chiavari, Lavagna, Cogorno, Casarza Ligure, Sestri Levante, Moneglia, La Spezia, Lerici,

Sarzana. Il 19 luglio 2012, il gruppo si è recato alla Capanna Surlej per ammirare il ghiacciaio del Bernina e poi nel

ritorno, lungo un sentiero panoramico, ha potuto vedere la bellezza dei laghi del comprensorio di St. Moritz. Giunti sul

luogo le titolari del rifugio Berghaus Restaurant Fourcla Surlej hanno rifiutato ai ragazzi l’uso del bagno e anche la

possibilità di consumare il pasto “perché italiani” e in quanto i nostri connazionali “sporcano la toilette”. Alcuni giovani, in

modo fermo, ma educato, hanno ribadito il comportamento razzista del personale, ottenendone una risposta

emblematica: “si siamo razzisti e voi italiani non entrate”. Anche al sottoscritto, messosi in coda con persone di lingua

tedesca, è stato rifiutato una tazza di tè perché alla domanda se fosse italiano aveva risposto in modo affermativo “Ia,

ich bin italienisch”. Il comportamento poco accogliente e fuori da ogni regola civile, ha messo in difficoltà moltissime

ragazze e in particolare quelle che per problemi femminili avevano stretta necessità di usufruire della toilette. Le posso

assicurare che il comportamento dei giovani italiani è stato molto corretto e nessuno ha inveito contro le persone o fatto

gesti provocatori. Solo un gruppetto un po’ indispettito ha intonato l’inno di Mameli. Un docente ha spiegato agli altri

ospiti, parlando in inglese, rimasti totalmente indifferenti, che tale comportamento era del tutto diseducativo e che in

Italia, in paricolare in Liguria, tutti sono accolti, senza distinzione di nazionalità. Alcuni hanno anche telefonato alla

polizia, ma è stato riposto loro che in Svizzera i locali hanno la discrezionalità di accettare chi vogliono e che tale

comportamento è normale e non è penalmente rilevante. Anche il sacerdote che accompagnava il gruppo, dopo la

partenza degli studenti, ha cercato di istaurare un dialogo con le titolari del locale, ma non ha ottenuto alcun risultato.

Tra noi c’era anche un docente di nazionalità svizzera il quale ha ribadito che in questo frangente gli elvetici non hanno

fatto proprio una bella figura.

Nella nostra bellissima vacanza, nello splendido territorio elvetico, segnata da questo unico spiacevole

episodio, agli studenti è stato spesso indicato di guardare il bello, di tendere al vero, di farsi affascinare dalla grandiosità

delle montagne. Nelle camminate tra valli e cime abbiamo sperimentato l’amicizia e la fatica del cammino è stata intesa

come metafora della vita. Anche per questo motivo desidero che il fascino sperimentato non venga perso.

Mi rivolgo a Lei, perché ella sostenga gli studenti italiani che hanno subito questo comportamento xenofobo. Ci

aiuti a guardare più in là affinché i giovani studenti possano pensare che, oltre ai confini nazionali, non ci siano persone

che li escludono. Considerato che Lei con il suo alto insegnamento, ispirato ai valori di rispetto reciproco, tolleranza,

integrazione, ha sempre indicato di guardare all’Europa, come a un luogo di appartenenza e non di divisione, Le chiedo

di intervenire presso il Presidente della Confederazione Svizzera per realizzare una sorta di gesto riparatore che

potrebbe consistere in un incontro tra i nostri ragazzi e una rappresentanza dei loro coetanei svizzeri. Immagino che Lei

condivida con me la preoccupazione educativa, perché in un’Europa dove già si sentono i primi scricchiolii di

disgregazione, le giovani generazioni possano continuare il cammino del rispetto e dell’unità. Le parole dei giovani

spesso sono più libere e vere dei comportamenti intolleranti degli adulti.

Ringraziandola in anticipo per il suo autorevole intervento, le porgo i miei distinti saluti.

La Spezia 23-7-2012 Cordialmente

Pierluigi Castagneto

 

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