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Idee di viaggio|Settembre in mountain bike: Sardegna

giovedì, 1 settembre 2011

Sugherete, foto dal web

SARDEGNA IN SETTEMBRE: IN MOUNTAIN BIKE TRA LE SUGHERETE/Roma-Citato fino allo spasimo per la bellezza della coste, delle spiagge e delle calette per non chiamare in causa locali milonari, billionari, vip e gossip, il nord, ma anche tutto il resto della Sardegna della Sardegna in settembre è molto appetibile non solo per il mare ma anche per gli appassionati di mountain bike. Potendo contare in ragione del periodo anche su prezzi più abbordabili e su minore calca, l’idea di abbandonare per un giorno lettino ed ombrellone ed addentrarsi nell’entroterra può rivelarsi molto interessante se si ha con sè il fido biciclo da arrampicata.

Prendendo l’SS 27 da Olbia verso Calangianus (in auto con bici al seguito o direttamente pedalando fin dall’inizio, se le gambe lo permettono), si intravedono ben presto le fitte distese di quercie da sughero, le sugherete appunto, che acquistano in consistenza ed imperiosità delle piante man mano che ci si addentra verso l’interno. Una volta raggiunto l’innesto con l’SP 147 Olbia-Monti (all’altezza dell’indicazione Pedra Majore) si può lasciare l’auto ed inforcare la bici, se si è optato per la soluzione meno faticosa, oppure proseguire in sella per alcuni chilometri di strada asfaltata che lasceranno ben presto il passo al tracciato dell’antica ferrovia che una volta collegava Tempio Pausania e Calangianus alla stazione Monti. Questo si arrampica sul Monte Limbara proprio nel bel mezzo delle sugherete, un ambiente a dir poco surreale che ripaga con il suo panorama ed il suo profumo tutti gli sforzi fatti pestando sui pedali.

Anche se non ci si trova di fronte al GR 20 della Corsica, il tracciato non è propriamente adatto a tutti, ma oltre al fatto (piuttosto ovvio) che i meno allenati possono tranquillamente arrivare al loro limite per poi girare la bicicletta e tornare verso valle, visto che il percorso è per forza di cose ben riconoscibile, non è affatto detto che lo si debba percorrere tutto in una volta. Se si sceglie con cura l’arco di tempo da dedicare all’escursione (è abbastanza sconsigliabile infatti farsi sorprendere dal tramonto quando si è nel bel mezzo del tragitto di ritorno, ed in settembre le giornate non sono poi così lunghe), una pausa rinfrancante all’ombra dei sugheri può essere tutt’altro che una disonorevole necessità di riposo. Di norma, gli escursionisti ben allenati riescono a compiere tutto il tracciato in tempi che vanno dalle sei alle sette ore, mentre gli amatori con buoni quadricipiti generalmente attestano le loro performance intorno alle otto ore. Se siete proprio fuori allenamento, ma non avete intenzione di perdervi questo spettacolo, potete usare un trucchetto non troppo disonorevole e iniziare il percorso non dal principio, ma dall’intersezione successiva che il tracciato della vecchia ferrovia compie con l’SP 138 (Calangianus-Berchidda). Si accorcia di un bel po’ il percorso, ma l’esperienza non perde d’intensità e non dovrete fare i conti con troppo acido lattico nei giorni successivi. Certo, è un’esperienza meno riposante, rispetto ad una gita enogastronomica alla volta di una sagra paesana, o ad una settimana di relax in una spiaggia bianca, che sia in Sardegna, in Puglia o in Calabria. Ma le passioni,si sa, non sono sempre facili da soddisfare.

Andrea Mariani

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